Affrontare la scalata per Trolltunga è qualcosa che non si può spiegare, una esperienza personale bellissima.
Bisogna fare più di 23 km di trekking, per arrivare su in cima, dopo aver attraversato altipiani, laghetti, cascatelle e ammirato bellissimi panorami.

Dove risiedono i miei sogni

Qui l’uomo non c’entra niente, è la natura che ha scolpito quest’opera meravigliosa. La meta è uno sperone, formatosi 10000 anni fa dall’erosione dei ghiacciai, largo meno di 10 metri e lungo 40, che spunta dalla roccia a una altezza di oltre 700 metri sospeso nel vuoto.

È anche la motivazione della mia visita nella selvaggia e al tempo stesso moderna ed efficiente Norvegia.

Vale la Pena fare questa esperienza

Viene chiamata Trolltunga

Letteralmente la lingua del troll, nella mitologia scandinave è una creatura umanoide che vive nella foresta, un nome sicuramente abbinato ad hoc per finalità turistiche.

Come ci siamo arrivati

Già da mesi avevo pianificato tutti i particolari. Aereo, alberghi e noleggio auto.

Il 13 giugno 2017 è il fatidico l’atteso giorno della partenza del viaggio, arrivo a Bergen alle 16 circa, dopo aver cambiato due aerei.

Abbiamo avuto anche qualche ora per gironzolare, la città è la seconda per importanza del paese, caratteristica la zona vecchia con le casette di legno, una piccola camera ci aspetta, ben arredata ed accogliente per la nostra prima notte.

L’ adrenalina di stare qui mi fa svegliare alle 2, fuori non è buio completo, in queste latitudini d’estate le notti sono cortissime.
Siamo vicino al porto, usciamo per fare delle foto notturne. Stupende

Il giorno seguente ci alziamo, una piccola escursione cittadina per raggiungere il rentcar, da qui inizia avvicinamento a Odda.
Avvicinamento a tappe senza trascurare il lato turistico, visitando altri posti stupendi della contea di Hordaland.

Essenziale e poco economico

Il nostro punto base per l’escursione, tanto atteso, manco a farlo apposta si chiama Trolltunga Hotel, due notti prenotate in una camera asettica bianca, con un filo per appendere i panni e il bagno in comune fuori al corridoio.

Scarichiamo i bagagli, approfittando delle giornate lunghe, andiamo a vedere un ponte distante da qui 20 minuti.

Il ponte e la Cascata di Latefossen, considerato da alcune recezioni uno dei ponti più belli al mondo, eccezionale la forza dell’acqua che scende dalla montagna, proprio di fianco al muretto dove passano le auto.

L’ Entusiasmo ci fa dormire poco anche qui, di primo mattino si parte finalmente per quello che abbiamo tanto aspettato.

Senza incertezze si parte

Arrivati a Skjeggedal, dove si trova una diga e una funivia in disuso, paghiamo il parcheggio (300 Nok per 16 ore).

Non ci si può sbagliare, a sinistra della funivia, imbocchiamo il sentiero ufficiale, seguendo i segni rossi con la lettera “T”.
Il sentiero è molto curato, mantenuto per agevolare l’escursione, gradini di roccia, funi, ponticelli di tavole. Una salita di netto sul fiordo che ci porta fino alla tabella del primo km.
Il fango la neve, l’acqua del disgelo in atto, rende tutto il percorso bello ed insidioso. Un rigoglio di acqua che scorre.
Nei primi 4 km si fa il dislivello maggiore del tracciato, il resto è un avvolgente susseguirsi di panorami sul fiordo, in totale 11 Km sempre segnalati da una tabella.
Passaggi in mezzo alla neve calpestata dai tanti escursionisti, ci aiutano fino all’ultimo km.
Emozionante l’arrivo su questo posto surreale, già molti prima di noi sono li che in modo ordinato attendono il loro turno per la foto di rito.

Salire su questa roccia realizza le nostre aspettative, momenti concitati, una ragazza prima di noi nella fila ci scatta le foto.

Cosa dire di questa avventura….

Non siamo normali, non sogniamo i paradisi tropicali, anzi andiamo dove piove 269 giorni all’anno e ne siamo fieri. Questa è il nostra vacanza standard, condita di spazi da esplorare in piena libertà. Anche se distanti 2100 km dall’Italia, camminare su questi alture sui fiordi ci sentivano nel posto giusto, dove volevamo essere.

Considerazioni tecniche

L’ escursione è da veri camminatori, abituati a queste distanze e dislivelli. Fare questa esperienza da principianti, vuol dire attrezzarsi e documentarsi molto bene.

Non affrontate da sprovveduti il sentiero, bisogna avere resistenza nelle gambe e sapere cosa si sta facendo. Con una buona forza d’animo si può arrivare dappertutto.

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Norvegia
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Fabio

Sono serio serio, Amo la Follia Buona