Un confine, una storia

Percorso quasi tutto dentro la faggeta, unico punto dove si aprono i Panorami sono le creste di Cima d’erba. Superato il cippo numero 188 è visibile la valle sotto, quando il cielo è terzo si vede il mare e le isole.

Un balcone naturale

Si parte dal parcheggio di prato di Campoli, arrivati in fondo invece di salire dritti verso Pizzo Deta, si gira a destra entrando nella faggeta. Segni anche se visibili sono sbiaditi, l’ascesa è graduale senza mai entrare in affanno.

I resti di una storia

Il ceppo numero 192 sopra Vado della Rocca ci fa riflettere di un tempo neanche tanto lontano, quando segnava il confine tra stato pontificio e i Borboni.
Giriamo a destra incontrando la neve e delle impronte di animali, rimanendo in cresta fra salite e discese appetiamo la vetta di Cima d’erba, completamente imbiancata.
Il panorama del fondo valle è fantastico, interamente coperto di nuvole, invece qui sopra fa caldo stando al sole.
Alle spalle Pizzo Deta, ed anche le cime più alte dell’Abruzzo tutte innevate.
Piccola pausa e si riparte lungo la cresta, punti con rocce e strapiombi a picco, uno in particolare si presta ha foto d’effetto, sembra di essere in Norvegia, invece siamo sui monti Ernici.

Faggi faggi faggi

Più avanti si scende seguendo i segni che si confondono con altri segni di taglio degli alberi.
Discesa insidiosa, il manto di foglie nascondono pezzi di rami che diventano un trampolino di lancio passandoci sopra.
Avvolti dalla nebbia usciamo nel prato in coincidenza di altri escursionisti che tornano alle auto.

La traccia qui sotto di wikiloc è sempre questo percorso fatto in un’altra occasione.

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Fabio

Sono serio serio, Amo la Follia Buona